Qualcosa in più - Racconto sull'inclusione e la forza dell'amicizia
- 2 feb
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 3 feb
MENZIONE DI ALTO MERITO al premio Letterario Onde di Parole - SEZIONE B
Tema Inclusione (Comitato Organizzatore DISART 2025 Ass. AGAPO OdV - Ass. THE SPEZZINER Ass. VIVERE INSIEME OdV La Spezia IT)

Era passata da un pezzo l’ora di chiusura e Francesco, sistemando con cura la sua divisa nello spogliatoio, si sentiva soddisfatto. L’ultimo turno era il suo preferito: meno clienti da gestire, più calma, più tempo con i colleghi. Con loro spesso ci scappava una chiacchierata divertente o addirittura un piccolo aperitivo prima di tornare a casa. Quella sera, però, Mattia, Silvia e Lorenzo erano già andati via. Lui si era dovuto fermare col ragionier Rizzi per discutere le ferie: non proprio l’interlocutore più rapido e brillante che si potesse desiderare.
«Ragazzi, il ragioniere mi vuole per il piano ferie», aveva comunicato con aria di rassegnazione.
«Proprio a quest’ora? Quello ci mette tre ore per contare due settimane!» protestò Mattia.
«Eh, lo so… ma dice che è urgente.»
«Va bene, allora noi andiamo avanti con i preparativi per la festa a sorpresa di Enrico», propose Silvia.
«Tranquillo, la festa non parte senza di te», lo rincarò Lorenzo con un sorriso.
Rimasto solo nello spogliatoio, Francesco si cambiò con la solita precisione: scarpe allineate, camicia stirata e il suo profumo preferito. Voleva fare bella figura: alla festa ci sarebbe stata anche Valentina, la ragazza che gli faceva battere il cuore. La conosceva di vista in piscina: occhi vivaci, sempre un po’ sfuggenti, ma abbastanza gentili da lanciargli di tanto in tanto uno sguardo che lui interpretava come un segnale. Aveva chiesto in giro e scoperto che aveva vent’anni e che si allenava duramente per stabilire un record sportivo. L’idea di incontrarla lo faceva sorridere: “Chissà, magari stasera trovo il coraggio di parlarle”.
Prima di uscire, pensò di passare un attimo in bagno. Ma con sorpresa trovò la porta chiusa.
«Ehi, c’è qualcuno?» bussò. Nessuna risposta, solo un rumore soffocato. Poi un singhiozzo.
«Ti senti male? Chiamo la sicurezza.»
«No! Se chiami qualcuno, mi ammazzo!» urlò improvvisamente una voce femminile.
Francesco rimase immobile, il cuore a mille.
«Non dire cavolate!» provò a calmare.
«Ho un coltello! L’ho preso dal reparto escursionismo.»
Capì subito: un coltellino svizzero.

«Va bene, non chiamo nessuno. Ma perché sei lì dentro?»
«Volevo passare la notte nel negozio, l’ho visto in un film. Pensavo foste tutti andati via. Poi ti ho sentito arrivare e mi sono chiusa qui.»
«Ma ti sembra una cosa da fare? Potrei mettermi nei guai se non dico nulla.»
«E i miei guai? Non li vedi? Se sono qui, nascosta e disperata, significa che sono peggiori dei tuoi.»
Con voce rotta spiegò di avere sedici anni e di voler scappare. A scuola era vittima di prese in giro, isolata dalle compagne, schernita anche su WhatsApp e sui social. «Ho paura, non ce la faccio più. A casa non mi capiscono, non sanno come stanno davvero le cose.»
Francesco cercò le parole giuste. «Sai, anch’io a scuola non me la passavo bene. Mi sentivo inutile. Poi ho incontrato persone che mi hanno aiutato. Oggi faccio parte di una squadra di nuoto, la mia passione, e ho ottenuto questo lavoro che per me è un traguardo enorme.»
«Sì, bella favola… peccato che io non abbia incontrato nessuno così.»
«Non è vero. Io sono qui, e potrei essere tuo amico. Anche i miei amici lo diventeranno: Silvia, Lorenzo, Mattia… sono simpatici. Adesso mi stanno aspettando per la festa di Enrico.»
«Allora vai da loro.»
«Ma dai! Prima presentiamoci. Io mi chiamo Francesco, e tu?»
«Sofia.»
«Bello. Allora, Sofia, non vorresti essere mia amica?»
Seguì un silenzio. Francesco insistette con tono allegro: «Hai il telefono? Ti do il mio numero, tu mi fai uno squillo e restiamo in contatto.»
«Lo fai solo per farmi uscire.»
«Certo che lo faccio per quello! Ma anche perché avere amici veri è importante. Fidati: te lo dice uno che ci è passato.»
Alla fine lei cedette. Gli fece uno squillo e lui rise: «Ti salvo come “Sofia nel bagno”, così non ti confondo con l’altra Sofia che conosco.» lei rise a sua volta, per la prima volta.
«Allora, esci?»
«Ok…»
Si sentì la chiave girare, ma la porta non si aprì.
«Non si apre, è incastrata!» disse lei.
«Prova piano, senza forza.»
«Niente.»
«Allora chiamiamo la sicurezza.»
Arrivò un addetto, poi dovettero chiamare persino un fabbro. Francesco, intanto, le inviò un messaggio:
«Sofia, devo proprio andare. Ti chiamo più tardi per sapere come stai e domani ci vediamo: ti presento i miei amici. Promesso. Ciao, Francesco.»
Il giorno dopo, negli uffici del personale, i genitori di Sofia chiesero di parlare con lui.
«Siamo i genitori della ragazza che ieri si è chiusa nel bagno.»

«Come sta?» domandò il direttore. «Francesco è uno dei commessi più affidabili. Ma non è solo un bravo lavoratore…»
«Infatti», dissero i genitori, «è anche un ragazzo speciale. Sofia ci ha raccontato tutto: oggi si incontreranno di nuovo. Volevamo ringraziarlo di persona.»
Il direttore sorrise: «Eccolo qui, il nostro Francesco, un giovane con qualcosa in più.»
Nella stanza entrò un ragazzo con la sindrome di Down.
In “Qualcosa in più” ho scelto di intrecciare la voce di Sofia, sedicenne schiacciata dalle prese in giro e dall’isolamento, e quella di Francesco, un giovane con sindrome di Down che porta nel mondo uno sguardo diverso, fatto di empatia e ostinata fiducia nell’amicizia. È una storia di bullismo, certo, ma soprattutto di inclusione, di piccoli gesti che salvano, di quella “ricchezza in più” che ognuno di noi può donare agli altri.






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